Io e il Movimento 5 Stelle

Mi succede sempre più spesso che incontrando persone che non vedo da diverso tempo debba spiegare loro la mia spiacevole vicenda legata all’attivismo politico nel Movimento 5 Stelle.

Ho quindi deciso di descrivere quello che è stato il mio percorso e come sono realmente andate le cose.

Fino al 2007 ho cercato di seguire da lontano le evoluzioni politiche di un Paese che da molto tempo ha perso la capacità di esprimere grandi statisti. Ho sempre pensato che esprimere il proprio voto con consapevolezza e seguire le regole bastasse, ma ad un certo punto è stato palese che ormai ciò non era più sufficiente.

Accolsi con soddisfazione l’iniziativa della raccolta di firme per un Parlamento pulito, andai a firmare pensando che questo contribuisse realmente a modificare la situazione, con la premessa che nonostante la bontà dell’iniziativa il modo in cui fu affrontata la campagna non la considerai mai entusiasmante.

Il 2008 gli italiani, nonostante avessero firmato per quella iniziativa, nelle urne riconfermarono quegli stessi politici collusi e corrotti. Mi resi allora conto che si doveva fare qualcosa, ma non sapevo bene cosa. Iniziai così a frequentare forum che si occupavano di politica, fino a arrivare sui social network dove nel 2009 iniziai a seguire quello che sembrava un fenomeno spontaneo, un gruppo di internauti che sotto la spinta del malcontento si passavano parola per ritrovarsi e chiedere con forza le dimissioni di chi aveva per quasi un ventennio stravolto l’Italia.

Iniziai così a interagire con quello che fu chiamato “Popolo Viola”.

Con forza si difendeva il diritto all’informazione, i principi fondanti della carta costituzionale e il ripristino di quella morale che sembrava non interessare più nessuno.

Ma ahimè dopo sei mesi di manifestazioni, dibattiti e fatica a tenere anime diverse insieme l’amara scoperta che tutto ciò era stato pilotato e finanziato da chi mangiava al tavolo del potere.

Deluso ma non sconfitto decisi allora di avvicinarmi a quello che quasi contemporaneamente era nato a Firenze da un personaggio che non mi dava fiducia e che aveva posto il vincolo di proprietà sul “Movimento 5 Stelle”.

Critico sin dal mio avvicinamento iniziai subito, dopo aver conosciuto le persone che facevano parte di questi gruppi detti meet-up, a cercare in rete forum e discussioni aderendo a un gruppo che chiedeva un incontro conoscitivo nazionale e su cui immediatamente cadde la scure di Grillo con un sistema che di democratico non aveva proprio nulla. Un semplice post-it sul blog non discutibile e con cui si vietava di fatto qualsiasi incontro nazionale, pena la diffida legale a poter utilizzare nome e simbolo del neonato movimento.

Ricordo come fosse ieri le interminabili audio riunioni con decine di attivisti da tutta Italia, da cui emerse un documento, lettera, da inviare a Grillo chiedendogli di ripensare a questa sua assurda imposizione e darci l’opportunità di incontrarci e scambiare le nostre esperienze territoriali. Ma già in quel gruppo si fecero forti resistenze e non raggiungendo una vera e propria uniformità di intenti quella che era una semplice richiesta fu accantonata.

Cosa fare? Lasciare tutto e disinteressarsi lasciando che tutto andasse in malora?

Avevo conosciuto un gruppo di persone che erano motivate come me e che senza nessuna ambizione personale volevano fare qualcosa per migliorare la condizione in cui la corruzione di questi 60 anni di democrazia post fascista ci avevano portati, perciò decisi che nonostante non avessi nessuna fiducia in Grillo e ancor meno in quel fantomatico “staff” valesse la pena provare a rendersi attivi e partecipi di un cambiamento.

Da quel momento in poi la mia giornata si divideva in lavoro e attivismo, impegnavo le ore della giornata a lavorare e quelle serali e notturne a creare strumenti comunicativi per avvicinare quante più persone si poteva a questa nuova sfida.

Andare in piazza con qualsiasi tempo, sentirsi sbeffeggiati dai tanti che ritenevano questa una perdita di tempo, subire spesso l’ostruzionismo di chi doveva dare autorizzazioni e permessi, ma nonostante tutto eravamo un gruppo e insieme ci davamo forza.

Così arrivo anche una grande manifestazione nazionale organizzata da Grillo e fantomatico staff. Era settembre del 2010 in quel di Cesena ci ritrovammo in diverse decine di migliaia al Woodstock a 5 stelle. Sacrifici di tempo e di soldi con la speranza di riuscire a trovare sempre maggiori consensi.

Da li a pochi mesi si sarebbero svolte le comunali di Cosenza e Catanzaro, ci attivammo per creare la prima lista in Calabria, eravamo pochi e non promettevamo nulla due cose che in politica non pagano. Fare la lista per Cosenza fu veramente un’impresa ma con caparbietà lavorammo giorno e notte e riuscimmo a reclutare 24 candidati, il minimo per poter partecipare.

Da quella esperienza nacque la mia grande convinzione che il progetto del M5S era serio e si poteva realizzare. Nessuna ingerenza nella scelta dei candidati se non il fatto che avessero una fedina penale immacolata, nessuna ingerenza nella stesura del programma se non i 5 punti cardine : acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività, ambiente.

Il risultato non fu certo una vittoria ma ci diede la spinta per far nascere in tutta la Calabria quella scintilla che poteva essere l’inizio di un grande incendio. Il 2 giugno del 2011 ci fu la il primo incontro di tutti gli attivisti delle 5 province, nasce il M5S Calabria.

Salto una buona parte delle cose che in quasi due anni di attività si sono realizzate e arriviamo a settembre 2012 quando si è ufficializzata la partecipazione alle politiche del 2013. Il gruppo era ormai cresciuto e da quei 9 che eravamo ora le riunioni a volte erano frequentate da più di 40 persone. Si erano fatte anche altre riunioni regionali dove si era arrivati a numeri importanti oltre cento partecipanti. La nostra attività ci aveva resi piuttosto noti tra gli attivisti calabresi e quando si parlò di elezioni politiche molti che non si erano mai visti spuntarono come funghi. Tante le diatribe sulla necessità di avere candidature presentabili e alla fine, con la solita democrazia, vennero imposte le liste già certificate. In Calabria l’unica lista era quella di Cosenza- Ci ritrovammo nuovamente tutti noi a essere attori di questa nuova avventura.

Lo spirito che aveva sempre guidato il gruppo riemerse con forza. Dopo accese discussioni e interminabili riunioni la decisione di chiedere al fantomatico staff, considerato che 24 candidati non erano sufficienti per i collegi calabresi, di aprire le candidature a tutti gli attivisti con una lettera firmata da tutti i candidati della lista certificata il 2011. Così fu e si stabilirono delle regole che tutti gli iscritti prima del 31/12/2011 e certificati prima del 30/06/2012 potevano avanzare la loro candidatura. Scoprimmo così che in Calabria c’erano decine e decine di iscritti che mai avevano  partecipato a discussioni o manifestazioni fatte fino a quel momento.

Anche in questo caso la non ambizione e la ricerca del meglio venne usata come parametro. Ragionando su un consenso tra il 10 e il 15%, noi che ci eravamo più esposti e perciò facilmente più riconoscibili avevamo più chance degli altri, ma con quelle previsioni avremmo potuto eleggere due Deputati e un solo Senatore, considerato che le candidature erano legate all’età chi aveva più di 40 anni al Senato e fino a 40 anni alla Camera, io che dovevo competere nel gruppo mi feci da parte per lasciare maggior spazio a chi aveva maggiori competenze. Il fantomatico staff chiese che tra i certificati della lista di Cosenza si scegliesse una persona che assumesse il ruolo di delegato regionale, il gruppo mi propose e io accettai.

Il resto è scritto nel risultato che la Calabria ha dato, il 33% nelle province di Cosenza e Crotone con punte anche del 34% il 20% della provincia di Reggio Calabria e il 18% di quella di Vibo Valentia. Ma subito dopo, anzi qualche giorno prima nel mio ultimo incontro con il comico genovese, mi resi conto che di questa terra, per cui io darei la vita, a lui non gliene fregava assolutamente nulla, anzi era quasi infastidito di doverci per forza di cose venire. Ma ormai era tardi tutto era pronto e i calabresi erano tanti, come dare spazio a questa mia chiara e netta sensazione? Non lo feci e mi portai addosso questo enorme fardello nella speranza che una volta raggiunto il Parlamento le cose sarebbero state diverse.

Subito dopo le politiche ci fu la partecipazione alle europee, allora scrissi al fantomatico staff per conoscere i parametri necessari alle candidature, poiché se vi fossi rientrato la mia formazione necessitava di un adeguamento sia nella conoscenza della lingua inglese che dei fondamenti di diritto comunitario con adeguati corsi di formazione. Come da prassi del fantomatico staff la risposta non ci fu mai.

Decisi allora di non candidarmi per le europee e accettare la proposta del gruppo di Montalto di essere il loro candidato a Sindaco nelle imminenti elezioni comunali. Preparata la documentazione la inviai al fantomatico staff che certificò la lista, 16 guerrieri contro un esercito di oltre cento candidati da una parte e 60 dall’altra. Una campagna elettorale che è partita subito con l’essere boicottata da 4 dei 6 parlamentari eletti nel Movimento 5 Stelle un anno prima. Sono soddisfazioni per chi si è speso anima e corpo in un progetto. Ma ciò non basta perché l’aver fatto una campagna elettorale senza nascondere le reali condizioni di difficoltà del Comune e preannunciando denunce agli organi competenti, le controparti sono corse ai ripari acquistando voti a go go e utilizzando qualsiasi mezzo pur di fermare quei 16 guerrieri. Risultato che per  pochissimi voti non è scattato il seggio.

Ma questo non è tutto. Da li a poco si preparavano le regionali, nonostante i ripetuti inviti da parte dei tanti attivisti calabresi, dichiarai sin da subito che non mi sarei mai candidato a nessuna carica per quelle elezioni, ritenendo non corretto essere onnipresente in campagna elettorale. Ma chi era abituato a dire una cosa e farne un’altra non credette a questa mia affermazione  e approfittando di una mia dichiarazione fece arrivare al fantomatico staff una segnalazione che provocò la mia diffida all’utilizzo del nome e del simbolo da parte dei legali di Grillo.   Qui troverete le “gravi” motivazioni della mia diffida e qui il documento ufficiale di diffida.

Dopo che per volontà in Calabria non si riesce a avere nessun risultato rilevante, vedi ultime comunali, e con la nascita del direttorio e dopo le ultime immense contraddizioni di quello che doveva essere un sogno di libertà, forse non è stato un male che le cose siano andate in questa maniera per me.

Era giusto che a distanza di due anni io rendessi pubblico tutto ciò.

Io sono un uomo

Io sono un uomo e come umano vivo questa mia esistenza.

Nel percorso di questi 53 anni di vita ho incontrato tanti altri umani, pregni delle loro idee, certezze, dubbi, contraddizioni.

Ognuno di loro mi ha dato qualcosa, qualcosa da cui trarre lezione che hanno poi consentito di essere oggi quello che sono.

Ringrazio tutte le persone che ho incontrato, quelli che mi hanno dato amore, quelli che mi hanno dato odio, quelli che mi hanno fatto del bene e quelli che mi hanno fatto del male, chi mi ha fatto ridere e chi mi ha fatto piangere.

Ognuno di loro ha fatto si che io diventassi quello che sono oggi e ha fatto si che io dessi loro tutto ciò che loro hanno dato a me.

Questa nostra esistenza, lunga o corta che sia, deve essere vissuta nel pieno giorno per giorno attimo per attimo, non importa quanto e come ci sentiremo amati, delusi, traditi o feriti, nulla può sostituire l’aver dato e ricevuto esperienze che ci fanno crescere.

Molte di queste esperienze mi dovrebbero portare a non credere più nel prossimo e nelle persone che incontro, diffidare di chiunque. Ma questo non mi consentirebbe di crescere ancora di conoscere altri e capire come e quando gli uomini riescono a fare ciò che fanno.

Ho fiducia nel mondo e negli uomini perché credo che solo cercando si trova chi condivide con te il mondo a cui si appartiene e solo sbagliando si impara a conoscerlo.

Che la vita offri a voi ciò che sta offrendo a me.

Libertà e pensiero

Non esiste tempo o spazio che possa tenere incatenata una mente libera, essa cercherà sempre la verità e romperà sempre le catene della costrizione e dell’inganno.

La storia del mondo è piena di esempi di uomini che hanno dato la vita per difendere la forza e la libertà delle proprie idee. Uomini giusti che non si sono piegati al volere dei potenti e hanno cercato in ogni modo di liberare la propria terra e i propri simili da oppressori e folli che la storia ha visto alternarsi.

Noi generazioni dell’era moderna, che non abbiamo conosciuto la fame e gli stenti della guerra, figli di un secolo che ha visto la ragione prevalere sulla forza siamo comunque soggetti all’avidità di uomini che vorrebbero renderci schiavi, privi della libertà di pensiero e piegati alla logica del potere e del denaro.

Nessuno è realmente padrone di se e del proprio tempo poiché le esigenze della vita ci chiedono la necessità di essere parte di un sistema produttivo. Si può comunque essere parte di questo sistema ma non subirlo nella sua totalità, cercando con le proprie azioni di dare spazio alla libertà di pensiero e sperare di riuscire a costruire un modello che sia equo e rispettoso della dignità di ogni singolo.

Ogni esempio di ribellione, riuscito o meno, a tutte le forme di sopruso sia monito che mai la mente sarà piegata alla volontà di altri e incatenata alla schiavitù delle necessità. Si può costringere il corpo a fare ciò in cui poco si crede ma mai la mente a non pensare e sperare di liberarsi.

Ogni potente cercherà di limitare il tempo a disposizione per pensare e dare libero sfogo alla mente di immaginare e vivere liberamente, ma mai potranno impedirci di sognare o controllare i nostri sogni e cercare di modificarli. Forti di questo gli uomini sapranno difendersi dai mali del potere.

Un giorno gli uomini sapranno ascoltare la propria voglia di liberà e spezzeranno tutte le catene.

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Giustizia e legalità in uno Stato di Diritto

La Costituzione italiana prevede nei suoi articoli una serie di indicazioni affinché sia garantito a ogni singolo la libertà e il diritto ad un’esistenza dignitosa nonché la possibilità di affermare se stesso e le sue iniziative in base alle proprie capacità.

Questi fondamentali principi di cittadinanza sono resi possibili dagli spazi che una pubblica amministrazione sa offrire e tutelare con una serie di norme che ne garantiscono l’equità. Quando però lo Stato, vale a dire l’insieme dei cittadini, organi e istituzioni, manca nell’azione di garanzia o di controllo si verifica che i potenti, forti della loro posizione, o i disonesti, forti della loro arroganza, prevalgono sulla gente comune.

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a una involuzione della sovranità popolare a beneficio di uno strapotere di un sistema politico corrotto che ha sviluppato la capacità di replicarsi senza passare dal consenso del popolo, con l’ormai palesato intendo di togliere dalla Costituzione quei paletti che impedivano di fatto la possibilità di non rispettare il volere popolare.

Oggi con la riforma della scuola e la diffusa precarietà si vorrebbe togliere anche la possibilità di aprire le menti dei giovani e far si che un’informazione di massa condizioni il loro pensiero e li faccia diventare  passivamente rassegnati a un futuro incerto e senza grandi prospettive. Cosi facendo la malavita organizzata, quella 3.0, riesce a reclutare anche chi prima con il proprio bagaglio formativo non era materialmente corruttibile.

La speranza di chi come me a 52 anni non demorde e lotta tutti i giorni nella speranza di affrancare tutte le persone libere, è che questi giovani riescano a organizzarsi e riuscire a creare quelle competenze che servono a un Paese democratico per semplificare l’ordinamento giuridico, perciò meno leggi ma fatte in modo semplici e applicabili un esempio di questa possibilità è la “Legge Lazzati” che nel suo impianto originario diventa uno strumento di lotta al voto di scambio semplice e di facile applicazione, e senza la necessità di interventi speciali, che poi finiscono in discriminazioni di intere aree depresse.

Oggi in un convegno sul tema ho potuto apprezzare gli interventi del vice Comandante della Polizia e del Procuratore Vincenzo Luberto, se non sono solo belle parole la speranza di recuperare la sovranità dello Stato di Diritto c’è e cammina sulle gambe di questi uomini.

Il mondo dei social

In un mondo che corre ad una velocità innaturale per i bioritmi umani, sono sempre più presenti gli strumenti di comunicazione .

Uno dei principali social network, che a gennaio 2015 contava 1,4 miliardi di iscritti, è sicuramente Facebook.

Questa finestra sul mondo e sulle vite di ogni suo iscritto, ha praticamente stravolto il modo di comunicare e interagire di una importante fetta della popolazione mondiale.

Non c’è mattina che non si legga di un risveglio con caffè o di una condivisione da una delle tante pagine che affollano questo social network, come se quando esci di casa incontri il tuo vicino saluti e gli offri il caffè, tutto però in uno spazio virtuale che osservano milioni di persone.

Ormai per alcuni non c’è cosa che fanno che pubblicano su questo social, sveglia, caffè, doccia etc etc, come se questo far partecipe gli altri delle loro azioni li facesse sentire meno soli o più interessanti.

C’é poi la categoria dei supereroi, quelli che salvano il mondo con i le loro pubblicazioni quelli che sanno tutto e ti spiegano fin nei minimi dettagli anche ciò che qualcun altro ha letteralmente inventato.

Insomma un mondo pieno di tutto e di niente, notizie false date per vere e quelle vere cha a volte, visto le tante false, passano per non vere.

A mio avviso utilizzare questi strumenti è molto utile se fatto nella maniera giusta, mantenere i contatti con chi è molto lontano, utilizzarlo come veicolo per diffondere le proprie azioni commerciali o sociali e politiche, scherzare e giocare con amici e parenti, ma sempre tenendo conto che il mondo reale, quello che ci gira intorno nelle nostre case, per strada o nei luoghi di lavoro è quello con cui bisogna interagire.

Una stretta di mano, un caffè al bar o una bella serata passata a ridere e scherzare non potrà mai essere eguagliata da una fredda sequenza di caratteri su di uno schermo, anche se aggraziati da emotions più o meno simpatici.

Vivere in fretta si ma ogni tanto fermatevi e fate scorrere la vita tra le vostre dita.

Rieccomi

Dopo una pausa lunga quasi 8 mesi riprendo a scrivere su questo mio spazio.

In questo periodo ho potuto constatare un peggioramento di questa assurda società che stiamo costruendo.

Il decadimento dei valori, la frenetica ricerca dell’apparire, l’assenza totale di una vera ideologia mi fa vedere degli spettacoli veramente indecorosi.

Giovani con buone capacità che si annullano all’insegna di un’appartenenza e che ricorrono menzogne degne di incantatori di serpenti, adulti che si credono ragazzini e vorrebbero avere lo stesso punto di vista della vita dei quindicenni di cui potrebbero quasi essere nonni, donne che si espongono in vetrine virtuali come le merci in vendita al mercato, insomma tutto tranne che una vera ricerca di soluzioni ai problemi di una società che non somiglia nemmeno lontanamente a quel modello che si sarebbe dovuto costruire dopo le follie e gli orrori della seconda guerra mondiale.

Uno Stato sempre più assente e distante dalla gente comune, una struttura sociale inesistente che dimentica chi è impossibilitato a condurre una normale esistenza, una classe politica e dirigente che ormai non ha nessuna morale e come un cancro invincibile continua a creare una condizione di potere e corruzione inarrestabile.

Nonostante questi scenari raccapriccianti la mia voglia di combattere e cercare di ridare fiducia e forza a chi vuole sentirsi libero non si arresta. Con le persone libere che intendono continuare a dare speranza si sta provando a ricostruire quegli strumenti che credevamo aver trovato e che ci sono stati tolti con un tradimento.

Nella speranza che la coscienza di ogni singolo si svegli, che ogni singolo con le proprie scelte diventi elemento di questo cambiamento continuo la strada intrapresa con la stessa tenacia di sempre.

Chissà domani

Uno strano Paese l’Italia, mentre si dovrebbe essere orgogliosi di un’iniziativa che ci porta alla ribalta mondiale, siamo costretti a vergognarcene perché costruita nella corruzione, senza il minimo rispetto per l’ambiente, nella solita gestione del potere e del clientelismo e con la partecipazione delle organizzazioni mafiose.
Costretti a vedere scene di guerriglia urbana, forse costruite ad hoc o forse no.
La si poteva organizzare nell’area sud del Paese dove c’è una forte recessione e avrebbe portato un poco di ossigeno alle economie locali invece no niente al sud c’è la criminalità organizzata.. già, la stessa che ha gestito gli appalti al nord, perciò tanto valeva farla al sud.
Mentre tutto questo si consuma inesorabilmente intere comunità sono in festa per onorare un’icona religiosa, dimenticando miserie e sofferenze.
Chissà cosa penseranno gli storici del futuro analizzando questi ultimi 70 di storia italiana, in quale tipo di società si troveranno e come giudicheranno noi popolo che subiamo tutto questo.                                                                                                                             Chissà se questo spazio virtuale sarà ancora visibile e questi miei pensieri verranno letti. Chissà se chi lo leggerà starà vivendo in un mondo migliore o se questa follia globale avrà distrutto tutto.

Chissà domani..

Futura

Realtà e timori

Stasera mi sento proprio “na chiavica”..
Diventa difficile seguire tutto quello che si sta muovendo in questi ultimi tempi, ancora di più è capire come e quando cercare di unire una quantità enorme di energia positiva, senza correre il rischio di fare un patatrack.
Intanto questo Paese affonda e tanti pensano o meglio si illudono che con l’uscita dall’euro si risolve tutto.
Beh io questa convinzione non ce l’ho!
Se ne può parlare e discutere ma nelle sedi opportune e trovando un tavolo di mediazione con il resto dell’area euro.
Solo il pensiero che una speculazione monetaria porterebbe centinaia di famiglie che hanno lavorato una vita e hanno oggi qualche risparmio praticamente sul lastrico mi fa venire i brividi più di quanto non li abbia già stasera.
Comunque sia hanno dimostrato, a tutti i livelli, che la democrazia è data solo dai numeri, se hai la maggioranza riesci a fare ciò che ti pare se sei in minoranza, nonostante proponi soluzioni che vanno nell’interesse delle comunità, resti li a guardare come un accordo politico affaristico sgretola anni di studi e di ricerche.
Continuo a credere che l’Italia avrà ancora 10 anni di questa mala politica e poi si creeranno le condizioni perché qualche folle, ben pagato, tenti di sovvertire i vertici con la forza, qualche vecchietto come me ricorda un tentativo poi fermato durante gli anni 70 in piena austerity.
Non riesco a intravedere nessuna strada se non quella di andare fuori dai confini dell’Europa, cercando di non perdere il contatto con le proprie origini e ricreando in piccolo altrove comunità solidali e virtuose.
Ora un poco di musica rilassante e poi a letto che domani dovrò continuare a fare lo schiavo per un tozzo di pane.

Una nuova strada da percorrere

Passano gli anni e si diventa maturi, si continua a credere nella lealtà delle persone e si continua a prendere fregature.

Come mi è stato insegnato, non so essere diverso, credo negli uomini e nella loro buona fede, tranne poi incontrare pezzi di merda che ti fanno pensare se fai bene oppure no.

Certo che faccio bene, non si può vivere nella mancanza di fiducia nel prossimo, vorrebbe dire vivere una vita a metà, non godere del fatto di interagire con il prossimo e sperare che ogni singolo stia facendo quanto gli è possibile per migliorare questo mondo che va alla rovescia.

Alcune persone non hanno la capacità di vivere in sintonia con il proprio prossimo, cercano sempre l’antagonismo e non godono se non hanno un nemico da affrontare e cercare di distruggere con quanto di peggio sono capaci di esprimere. Queste persone, probabilmente insoddisfatte delle proprie vite, riescono a trovare il brutto anche nel più bello dei sogni o dei pensieri.

Mi consola però il fatto che dimostrando disponibilità si incontra tanta bella gente, ci si riconosce e senza tanti fronzoli e preamboli si percorre insieme la strada che si ritiene giusta. Aiutare una persona in difficoltà, cercare di risolvere un problema comune o dare il proprio tempo per l’interesse comune, mi ripaga delle delusioni che alcuni mi fanno vivere per qualche spicciolo o per un momento di celebrità.

Da domani si riparte con uno spirito nuovo e senza condizionamenti da quello che sono le esperienze passate, cercando di raggruppare tutte quelle energie positive e quelle persone costruttive che hanno voglia di lavorare per costruire un progetto che possa offrire alle future generazioni la possibilità di vivere un’esistenza libera da soprusi in una società in cui non conta quanto  hai ma quanto sai dare.

 

Riflessioni sulla vita e sulla morte

Salve gente,
oggi ricorre la commemorazione dei defunti un giorno in cui tutti si ritrovano a entrare nei luoghi di sepoltura dei propri cari e unirsi in ricordi di momenti di vita vissuta.

Vorrei riflettere insieme a voi sul concetto di vita e di morte.

La morte ha qualcosa di paradossale: pur essendo uno dei momenti più significativi nella vita di una persona, perché la conclude e perché intorno ad essa il pensiero ha elaborato riflessioni e rappresentazioni a non finire, non è traducibile in alcuna esperienza.

Il dolore ci fortifica, la morte ci distrugge o, se vogliamo, ci libera dal peso di un dolore insopportabile, vero o immaginario che sia, sempre che la morte sia per così dire “naturale” e non ci colga di sorpresa.
Noi possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci addolora in misura proporzionale ai sentimenti provati per quella persona in vita.

Ma una vita che abbia condotto un’esistenza normale, di regola avverte la morte come un fenomeno naturale, che pone fine a una vita che si sta logorando. E’ proprio la consapevolezza di veder deperire fisicamente il corpo che induce a vedere la morte come una soluzione liberatoria.

Se la morte di un essere umano fosse qualcosa di assolutamente sconvolgente, le sue conseguenze sarebbero irreparabili. Invece la vita continua.

“La vita continua” è un’espressione metafisica, che va al di là dell’apparenza. La vita continua “per tutti” – così andrebbe interpretata. Cioè la vita è un concetto che include la morte e che caratterizza l’intero universo. La morte, dunque, è solo trasformazione.

Fatte queste considerazioni, che sono tratte da aspetti filosofici del fenomeno di vita e morte, vorrei porvi il mio pensiero.

Viviamo tutti i giorni della nostra esistenza alla ricerca di una affermazione personale, a volte con percorsi che danneggiano le persone che interagiscono con noi, se tenessimo conto di quanto equilibrio c’è nell’esistenza umana forse si riuscirebbe a vivere meglio.

Viviamo questa giornata non con tristezza, anche se gli affetti ci portano a viverla così, ma con la consapevolezza che questo fenomeno è parte del nostro essere che i ricordi legati alle persone care che ci hanno lasciato sono il prosieguo delle loro vite terrene, per questo dovremmo vivere questi momenti con maggiore serenità e dando a chi non è più con noi la possibilità di esserlo attraverso i nostri ricordi.