Io e il Movimento 5 Stelle

Mi succede sempre più spesso che incontrando persone che non vedo da diverso tempo debba spiegare loro la mia spiacevole vicenda legata all’attivismo politico nel Movimento 5 Stelle.

Ho quindi deciso di descrivere quello che è stato il mio percorso e come sono realmente andate le cose.

Fino al 2007 ho cercato di seguire da lontano le evoluzioni politiche di un Paese che da molto tempo ha perso la capacità di esprimere grandi statisti. Ho sempre pensato che esprimere il proprio voto con consapevolezza e seguire le regole bastasse, ma ad un certo punto è stato palese che ormai ciò non era più sufficiente.

Accolsi con soddisfazione l’iniziativa della raccolta di firme per un Parlamento pulito, andai a firmare pensando che questo contribuisse realmente a modificare la situazione, con la premessa che nonostante la bontà dell’iniziativa il modo in cui fu affrontata la campagna non la considerai mai entusiasmante.

Il 2008 gli italiani, nonostante avessero firmato per quella iniziativa, nelle urne riconfermarono quegli stessi politici collusi e corrotti. Mi resi allora conto che si doveva fare qualcosa, ma non sapevo bene cosa. Iniziai così a frequentare forum che si occupavano di politica, fino a arrivare sui social network dove nel 2009 iniziai a seguire quello che sembrava un fenomeno spontaneo, un gruppo di internauti che sotto la spinta del malcontento si passavano parola per ritrovarsi e chiedere con forza le dimissioni di chi aveva per quasi un ventennio stravolto l’Italia.

Iniziai così a interagire con quello che fu chiamato “Popolo Viola”.

Con forza si difendeva il diritto all’informazione, i principi fondanti della carta costituzionale e il ripristino di quella morale che sembrava non interessare più nessuno.

Ma ahimè dopo sei mesi di manifestazioni, dibattiti e fatica a tenere anime diverse insieme l’amara scoperta che tutto ciò era stato pilotato e finanziato da chi mangiava al tavolo del potere.

Deluso ma non sconfitto decisi allora di avvicinarmi a quello che quasi contemporaneamente era nato a Firenze da un personaggio che non mi dava fiducia e che aveva posto il vincolo di proprietà sul “Movimento 5 Stelle”.

Critico sin dal mio avvicinamento iniziai subito, dopo aver conosciuto le persone che facevano parte di questi gruppi detti meet-up, a cercare in rete forum e discussioni aderendo a un gruppo che chiedeva un incontro conoscitivo nazionale e su cui immediatamente cadde la scure di Grillo con un sistema che di democratico non aveva proprio nulla. Un semplice post-it sul blog non discutibile e con cui si vietava di fatto qualsiasi incontro nazionale, pena la diffida legale a poter utilizzare nome e simbolo del neonato movimento.

Ricordo come fosse ieri le interminabili audio riunioni con decine di attivisti da tutta Italia, da cui emerse un documento, lettera, da inviare a Grillo chiedendogli di ripensare a questa sua assurda imposizione e darci l’opportunità di incontrarci e scambiare le nostre esperienze territoriali. Ma già in quel gruppo si fecero forti resistenze e non raggiungendo una vera e propria uniformità di intenti quella che era una semplice richiesta fu accantonata.

Cosa fare? Lasciare tutto e disinteressarsi lasciando che tutto andasse in malora?

Avevo conosciuto un gruppo di persone che erano motivate come me e che senza nessuna ambizione personale volevano fare qualcosa per migliorare la condizione in cui la corruzione di questi 60 anni di democrazia post fascista ci avevano portati, perciò decisi che nonostante non avessi nessuna fiducia in Grillo e ancor meno in quel fantomatico “staff” valesse la pena provare a rendersi attivi e partecipi di un cambiamento.

Da quel momento in poi la mia giornata si divideva in lavoro e attivismo, impegnavo le ore della giornata a lavorare e quelle serali e notturne a creare strumenti comunicativi per avvicinare quante più persone si poteva a questa nuova sfida.

Andare in piazza con qualsiasi tempo, sentirsi sbeffeggiati dai tanti che ritenevano questa una perdita di tempo, subire spesso l’ostruzionismo di chi doveva dare autorizzazioni e permessi, ma nonostante tutto eravamo un gruppo e insieme ci davamo forza.

Così arrivo anche una grande manifestazione nazionale organizzata da Grillo e fantomatico staff. Era settembre del 2010 in quel di Cesena ci ritrovammo in diverse decine di migliaia al Woodstock a 5 stelle. Sacrifici di tempo e di soldi con la speranza di riuscire a trovare sempre maggiori consensi.

Da li a pochi mesi si sarebbero svolte le comunali di Cosenza e Catanzaro, ci attivammo per creare la prima lista in Calabria, eravamo pochi e non promettevamo nulla due cose che in politica non pagano. Fare la lista per Cosenza fu veramente un’impresa ma con caparbietà lavorammo giorno e notte e riuscimmo a reclutare 24 candidati, il minimo per poter partecipare.

Da quella esperienza nacque la mia grande convinzione che il progetto del M5S era serio e si poteva realizzare. Nessuna ingerenza nella scelta dei candidati se non il fatto che avessero una fedina penale immacolata, nessuna ingerenza nella stesura del programma se non i 5 punti cardine : acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività, ambiente.

Il risultato non fu certo una vittoria ma ci diede la spinta per far nascere in tutta la Calabria quella scintilla che poteva essere l’inizio di un grande incendio. Il 2 giugno del 2011 ci fu la il primo incontro di tutti gli attivisti delle 5 province, nasce il M5S Calabria.

Salto una buona parte delle cose che in quasi due anni di attività si sono realizzate e arriviamo a settembre 2012 quando si è ufficializzata la partecipazione alle politiche del 2013. Il gruppo era ormai cresciuto e da quei 9 che eravamo ora le riunioni a volte erano frequentate da più di 40 persone. Si erano fatte anche altre riunioni regionali dove si era arrivati a numeri importanti oltre cento partecipanti. La nostra attività ci aveva resi piuttosto noti tra gli attivisti calabresi e quando si parlò di elezioni politiche molti che non si erano mai visti spuntarono come funghi. Tante le diatribe sulla necessità di avere candidature presentabili e alla fine, con la solita democrazia, vennero imposte le liste già certificate. In Calabria l’unica lista era quella di Cosenza- Ci ritrovammo nuovamente tutti noi a essere attori di questa nuova avventura.

Lo spirito che aveva sempre guidato il gruppo riemerse con forza. Dopo accese discussioni e interminabili riunioni la decisione di chiedere al fantomatico staff, considerato che 24 candidati non erano sufficienti per i collegi calabresi, di aprire le candidature a tutti gli attivisti con una lettera firmata da tutti i candidati della lista certificata il 2011. Così fu e si stabilirono delle regole che tutti gli iscritti prima del 31/12/2011 e certificati prima del 30/06/2012 potevano avanzare la loro candidatura. Scoprimmo così che in Calabria c’erano decine e decine di iscritti che mai avevano  partecipato a discussioni o manifestazioni fatte fino a quel momento.

Anche in questo caso la non ambizione e la ricerca del meglio venne usata come parametro. Ragionando su un consenso tra il 10 e il 15%, noi che ci eravamo più esposti e perciò facilmente più riconoscibili avevamo più chance degli altri, ma con quelle previsioni avremmo potuto eleggere due Deputati e un solo Senatore, considerato che le candidature erano legate all’età chi aveva più di 40 anni al Senato e fino a 40 anni alla Camera, io che dovevo competere nel gruppo mi feci da parte per lasciare maggior spazio a chi aveva maggiori competenze. Il fantomatico staff chiese che tra i certificati della lista di Cosenza si scegliesse una persona che assumesse il ruolo di delegato regionale, il gruppo mi propose e io accettai.

Il resto è scritto nel risultato che la Calabria ha dato, il 33% nelle province di Cosenza e Crotone con punte anche del 34% il 20% della provincia di Reggio Calabria e il 18% di quella di Vibo Valentia. Ma subito dopo, anzi qualche giorno prima nel mio ultimo incontro con il comico genovese, mi resi conto che di questa terra, per cui io darei la vita, a lui non gliene fregava assolutamente nulla, anzi era quasi infastidito di doverci per forza di cose venire. Ma ormai era tardi tutto era pronto e i calabresi erano tanti, come dare spazio a questa mia chiara e netta sensazione? Non lo feci e mi portai addosso questo enorme fardello nella speranza che una volta raggiunto il Parlamento le cose sarebbero state diverse.

Subito dopo le politiche ci fu la partecipazione alle europee, allora scrissi al fantomatico staff per conoscere i parametri necessari alle candidature, poiché se vi fossi rientrato la mia formazione necessitava di un adeguamento sia nella conoscenza della lingua inglese che dei fondamenti di diritto comunitario con adeguati corsi di formazione. Come da prassi del fantomatico staff la risposta non ci fu mai.

Decisi allora di non candidarmi per le europee e accettare la proposta del gruppo di Montalto di essere il loro candidato a Sindaco nelle imminenti elezioni comunali. Preparata la documentazione la inviai al fantomatico staff che certificò la lista, 16 guerrieri contro un esercito di oltre cento candidati da una parte e 60 dall’altra. Una campagna elettorale che è partita subito con l’essere boicottata da 4 dei 6 parlamentari eletti nel Movimento 5 Stelle un anno prima. Sono soddisfazioni per chi si è speso anima e corpo in un progetto. Ma ciò non basta perché l’aver fatto una campagna elettorale senza nascondere le reali condizioni di difficoltà del Comune e preannunciando denunce agli organi competenti, le controparti sono corse ai ripari acquistando voti a go go e utilizzando qualsiasi mezzo pur di fermare quei 16 guerrieri. Risultato che per  pochissimi voti non è scattato il seggio.

Ma questo non è tutto. Da li a poco si preparavano le regionali, nonostante i ripetuti inviti da parte dei tanti attivisti calabresi, dichiarai sin da subito che non mi sarei mai candidato a nessuna carica per quelle elezioni, ritenendo non corretto essere onnipresente in campagna elettorale. Ma chi era abituato a dire una cosa e farne un’altra non credette a questa mia affermazione  e approfittando di una mia dichiarazione fece arrivare al fantomatico staff una segnalazione che provocò la mia diffida all’utilizzo del nome e del simbolo da parte dei legali di Grillo.   Qui troverete le “gravi” motivazioni della mia diffida e qui il documento ufficiale di diffida.

Dopo che per volontà in Calabria non si riesce a avere nessun risultato rilevante, vedi ultime comunali, e con la nascita del direttorio e dopo le ultime immense contraddizioni di quello che doveva essere un sogno di libertà, forse non è stato un male che le cose siano andate in questa maniera per me.

Era giusto che a distanza di due anni io rendessi pubblico tutto ciò.

Giustizia e legalità in uno Stato di Diritto

La Costituzione italiana prevede nei suoi articoli una serie di indicazioni affinché sia garantito a ogni singolo la libertà e il diritto ad un’esistenza dignitosa nonché la possibilità di affermare se stesso e le sue iniziative in base alle proprie capacità.

Questi fondamentali principi di cittadinanza sono resi possibili dagli spazi che una pubblica amministrazione sa offrire e tutelare con una serie di norme che ne garantiscono l’equità. Quando però lo Stato, vale a dire l’insieme dei cittadini, organi e istituzioni, manca nell’azione di garanzia o di controllo si verifica che i potenti, forti della loro posizione, o i disonesti, forti della loro arroganza, prevalgono sulla gente comune.

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a una involuzione della sovranità popolare a beneficio di uno strapotere di un sistema politico corrotto che ha sviluppato la capacità di replicarsi senza passare dal consenso del popolo, con l’ormai palesato intendo di togliere dalla Costituzione quei paletti che impedivano di fatto la possibilità di non rispettare il volere popolare.

Oggi con la riforma della scuola e la diffusa precarietà si vorrebbe togliere anche la possibilità di aprire le menti dei giovani e far si che un’informazione di massa condizioni il loro pensiero e li faccia diventare  passivamente rassegnati a un futuro incerto e senza grandi prospettive. Cosi facendo la malavita organizzata, quella 3.0, riesce a reclutare anche chi prima con il proprio bagaglio formativo non era materialmente corruttibile.

La speranza di chi come me a 52 anni non demorde e lotta tutti i giorni nella speranza di affrancare tutte le persone libere, è che questi giovani riescano a organizzarsi e riuscire a creare quelle competenze che servono a un Paese democratico per semplificare l’ordinamento giuridico, perciò meno leggi ma fatte in modo semplici e applicabili un esempio di questa possibilità è la “Legge Lazzati” che nel suo impianto originario diventa uno strumento di lotta al voto di scambio semplice e di facile applicazione, e senza la necessità di interventi speciali, che poi finiscono in discriminazioni di intere aree depresse.

Oggi in un convegno sul tema ho potuto apprezzare gli interventi del vice Comandante della Polizia e del Procuratore Vincenzo Luberto, se non sono solo belle parole la speranza di recuperare la sovranità dello Stato di Diritto c’è e cammina sulle gambe di questi uomini.

Rieccomi

Dopo una pausa lunga quasi 8 mesi riprendo a scrivere su questo mio spazio.

In questo periodo ho potuto constatare un peggioramento di questa assurda società che stiamo costruendo.

Il decadimento dei valori, la frenetica ricerca dell’apparire, l’assenza totale di una vera ideologia mi fa vedere degli spettacoli veramente indecorosi.

Giovani con buone capacità che si annullano all’insegna di un’appartenenza e che ricorrono menzogne degne di incantatori di serpenti, adulti che si credono ragazzini e vorrebbero avere lo stesso punto di vista della vita dei quindicenni di cui potrebbero quasi essere nonni, donne che si espongono in vetrine virtuali come le merci in vendita al mercato, insomma tutto tranne che una vera ricerca di soluzioni ai problemi di una società che non somiglia nemmeno lontanamente a quel modello che si sarebbe dovuto costruire dopo le follie e gli orrori della seconda guerra mondiale.

Uno Stato sempre più assente e distante dalla gente comune, una struttura sociale inesistente che dimentica chi è impossibilitato a condurre una normale esistenza, una classe politica e dirigente che ormai non ha nessuna morale e come un cancro invincibile continua a creare una condizione di potere e corruzione inarrestabile.

Nonostante questi scenari raccapriccianti la mia voglia di combattere e cercare di ridare fiducia e forza a chi vuole sentirsi libero non si arresta. Con le persone libere che intendono continuare a dare speranza si sta provando a ricostruire quegli strumenti che credevamo aver trovato e che ci sono stati tolti con un tradimento.

Nella speranza che la coscienza di ogni singolo si svegli, che ogni singolo con le proprie scelte diventi elemento di questo cambiamento continuo la strada intrapresa con la stessa tenacia di sempre.

Pensieri e parole

Arriva un momento nella vita di ognuno di noi che ci si ferma e si tirano le somme di ciò che si sta facendo.

Ci sono stati momenti che sembrava che tutto andasse per il meglio, che bastasse adoperarsi per ritagliarsi uno spazio nella comunità, accumulare un poco di ricchezza per darsi tranquillità. Così non è stato.

Oggi abbiamo davanti a noi quello che è stato il totale fallimento di quel sogno iniziato nel dopoguerra, la speranza che tutte le classi sociali dovessero non sapere più cos’è la povertà, che ognuno potesse avere le stesse possibilità di affermarsi nella vita, che gli eventi avessero dato agli uomini l’insegnamento che il potere non può essere di uno o di pochi ma deve essere di tanti.

Sino a ieri qualcuno con lo scopo di aumentare il proprio controllo sugli altri, ha fatto in modo che restassero occultate alcune tra le più atroci verità di questo secolo appena trascorso. Solo qualche voce isolata denunciava progetti folli di volontà di plasmare i popoli, voci che venivano spente per sempre.

Mentre i popoli cercavano di dimenticare le atrocità dell’ultima grande guerra, un gruppo di uomini senza scrupoli stava già pensando a come lucrare sulle future generazioni. Grandi imperi finanziari costruiti sulla fatica di tanti disperati, che dopo aver perso ogni cosa partirono alla ricerca di una nuova dignità.

Il progresso ha portato a un falso benessere legato alla capacità di spendere e acquistare tutto ciò che non serve, beni di lusso considerati come traguardi da raggiungere.

L’ostentare l’opulenza come risultato di aver saputo fare le scelte giuste, ha fatto perdere di vista quei principi che dovrebbero far sentire tutti gli uomini uguali.

Allora pensi che devi fare qualcosa che bisogna impegnarsi affinchè le giovani menti si riapproprino di quei valori e principi che si discostano da questo modello di società consumistica, così decidi di metterti in gioco e provarci.

Segui quello che negli ultimi venti anni è l’unica cosa sensata che hai sentito, ne assorbi il principio l’idea e trovi che collima perfettamente con quel modello di società che vorresti, dove ogni singolo riesce a non sentirsi inferiore a un altro, dove ogni ruolo riveste la sua importanza.

T’impegni rubi tempo alle tue passioni e alla tua famiglia, dicendoti è necessario, incontri persone che come te credono in questa idea di cambiamento e insieme, come una sola entità ti spendi per trovare tutte le strade possibili perchè ciò diventi realtà.

Quanti bocconi amari hai ingoiato, quante volte osservando il comportamento degli altri hai pensato di mollare tutto, ma poi c’era sempre chi ti riaccendeva quella fiamma che ti fa ardere di passione e voglia di riuscire.

Ecco che un giorno quello che non pensavi avvenisse mai succede. Ti dici che ora finalmente è giunto il momento di dare forma a tutte quelle idee che hai promulgato per anni.

Però qualcosa si rompe, quelle idee e quei principi che ti hanno tanto appassionato e in cui ancora credi fermamente non sono applicati così come ti aspettavi.

Allora che fare? Mollare?

Non se ne parla nemmeno. Ora più di prima ancorato a quei concetti e quelle idee rifiutando l’idea che tutto si trasformi solo in una mera questione di numeri, che il consenso viene prima di tutto il resto.

Rieccoti qui a parlare di comunità consapevole, di nuove generazioni, di ritorno al consumo sostenibile, di ridare speranza e fiducia a chi ormai pensa che tutto è perduto.

Forse anche questa volta ti farai del male, forse è propria nella natura umana la tendenza a autodistruggersi, forse, ma non puoi non provare a cambiare, non puoi vedere il sogno dissolversi senza lottare per vederlo realizzarsi.

Domattina ti sveglierai e ricomincerai come se questi pensieri fossero solo una piccola parentesi in un ampio discorso.

Italiani strana gente

Oggi più di ieri mi convinco che gli italiani sono strana gente, che vogliono ciò che non hanno ma sprecano quello che invece hanno.

Vivo in Calabria una terra ricca di storia arte e cultura, tutto contornato da 780 km di coste bellissime  tre montagne e tre grandi piane che le dividono, un connubio di bellezze naturali come si trovano raramente, cose che se fossero state i altri luoghi oggi sarebbero valorizzate e propagandate in modo da farli conoscere a tutto il mondo.

L’ingombrante presenza della “ndrangheta” coadiuvata da una classe politica corrotta e collusa ha fatto si che per decenni si sia devastato un intero territorio con false promesse di sviluppo di aree industriali e una cementificazione selvaggia hanno creato un danno paesaggistico enorme, che unito alla mancata conservazione dei monumenti e la poca valorizzazione dei siti archeologici, ha prodotto una depressione del flusso turistico sino al quasi collasso dell’economia di intere aree.

Cerchiamo di creare grandi centri urbani dove accentrare un numero enorme di persone senza calcolare che questo comporterà una serie di negatività che possono incidere in modo significativo sulla qualità della vita di ogni singolo individuo, come la produzione di rifiuti solidi urbani, smog, inquinamento acustico e luminoso ma anche minori spazi vitali aree verdi e mobilità. Una minore concentrazione di persone potrebbe favorire un maggior sviluppo del territorio con una tecnica di costruzione meno invasiva e utilizzando la bio edilizia che avrebbe un minor impatto sull’equilibrio del nostro pianeta.

Lo sfruttamento incontrollato delle coste ha portato alla costruzione di vere e proprie città con migliaia di abitazioni che quando si riempiono producono una enormità di inquinamento e in assenza dei depuratori portano nelle limpide acque dei nostri mari una marea di sporco. Sono ormai decenni che si sentono le promesse delle varie giunte regionali sulla realizzazione di questi depuratori con affermazioni del tipo un “mare da bere” ma la triste realtà è che il nostro mare non è pulito e spesso neanche balneabile.

Altra grande fregatura che subiamo e la rete di trasporti da e per la Calabria primo su tutti la Salerno Reggio Calabria pozzo infinito di ruberie politiche e amministrative e riserva di denaro per la “ndrangheta, ma non lo è da meno la rete ferroviaria ormai vecchia e inefficiente su tutto il territorio con continue soppressioni da parte di Treni Italia di treni a lunga percorrenza e abbandono delle stazioni, i trasporti arei sono insufficienti e mal distribuiti mancanti dei collegamenti diretti e tranne rare situazioni con costi esorbitanti, i porti non sono mai stati sviluppati e praticamente a esclusione di Villa S. Giovanni che poi resta isolata da rete ferroviaria e stradale trovandosi nella punta dello stivale. Tutto questo contribuisce a ridurre il flusso turistico verso la Calabria deprimendo ancora di più la gia fragilissima economia della regione.

Eppure se ci pensiamo su un attimo non ci vorrebbe un grande investimento per modificare questa situazione e magari con una politica mirata, finanziamenti equi e controllati si potrebbe far decollare questo piccolo paradiso rendendolo fruibile a tutti quegli italiani che oggi partono per le vacanze in Paesi stranieri e non conoscono nulla di questa terra che nasconde ricchezze inestimabili. La presenza di un turismo di qualità garantito da un maggiore controllo del territorio e migliorando la professionalità e la qualità della rete di ospitalità alberghiera potrebbe far rinascere l’economia di questi luoghi che si ripercuoterebbe su quella nazionale.

Strana gente..

Pensieri (riflessioni sulla politica di oggi)

Mi ritrovo a riflettere su quanto mi accade intorno chiedendomi se lo squallore prodotto da questi lunghi anni di politica fatta a scopo di potere abbiano modificato la percezione delle cose.

Un cittadino dovrebbe sempre sapere cosa succede nei palazzi dove chi amministra decide e spende i soldi della comunità, rendendosi informato e pretendendo la trasparenza delle azioni degli amministratori, invece sono sempre più le persone che subiscono passivamente le decisioni di una minoranza dedita all’uso improprio della cosa pubblica e la loro massima protesta sfoga in qualche piccola manifestazione con slogan e bandiere.

Che ci sia una intera generazione che figlia del dopo guerra non abbia saputo cogliere quei cambiamenti e farli diventare strumento di libertà è ormai cosa accertata, con la conseguenza che quegli strumenti, i partiti, invece di diventare mezzo di controllo sono stati trasformati in circoli chiusi a pochi eletti con la priorità dell’acquisizione del potere e l’arricchimento di chi li gestisce.

Ma la cosa che più mi rabbuia è il vedere le nuove generazioni figlie della tecnologia e di internet non essere artefici di un cambiamento che miri alla riconquista dei propri diritti di cittadini liberi che grazie a quanto messo a loro disposizione dalla tecnologia si informi e partecipi in prima persona alla gestione del proprio territorio.

Sto molto tempo sulla rete, anche se solo nelle ore serali, girovagando tra social network, forum e blog e noto sempre più una quantità enorme di over 40 che partecipano a discussioni sulla democrazia diretta e gli strumenti per attivarla, e pochissimi giovani che portano il loro contributo magari come neo laureati in materie tecniche o solo come suggeritori di proposte pratiche sul come migliorare l’ormai conclamata condizione di sudditi.

Seguendo poi alcune discussioni dove vengono fatte proposte concrete, corredate da documenti e progetti, pochi sono quelli che dedicano il loro tempo a leggere e capire cosa si propone analizzandone tutti gli aspetti e rendersi dotti per poter controproporre o partecipare in modo attivo alla discussione migliorandone i contenuti, spesso commentano dopo aver letto il titolo o poche righe di descrizione con considerazioni poco costruttive o addirittura critiche inappropriate.

La mia condizione attuale mi porterebbe a essere parte di questo sistema non avendo figli a cui dover garantire un futuro mi basterebbe agganciarmi a uno dei tanti carrozzoni politici e mirare a migliorare solo la mia condizione personale, ma non riesco a essere indifferente nei confronti del disastro che questa massa informe di politicanti corrotti ha prodotto, perciò cerco di portare il mio contributo a chi prova a cambiare questo sistema per poter lasciare alle future generazioni un Paese libero dove essere un cittadino onesto è un merito e non una colpa.

Essere informati e partecipare è un dovere oltre che un diritto, se tutti iniziamo a pensare e ragionare in questa direzione e si diventa consapevoli della forza che la democrazia ci offre, tutto ciò che gira intorno al potere e che come una cortina protegge chi ne detiene il governo, si dissolverà lasciando trasparire tutti i difetti da correggere, questo si che vale un sacrificio, per ritornare a essere padroni delle nostre vite e garanti della libertà.

Spero un giorno di poter essere spettatore di questo cambiamento portato avanti da tutti quei ragazzi che oggi svendono, loro malgrado, la propria formazione e professionalità a gente senza scrupoli che si arricchisce sfruttandoli in call-center e aziende di promozione.