Giovani di ieri e giovani di oggi

Questo vuole essere un mio appello a tutti le persone che oggi sono nella condizione di essere definiti “giovani”.

Io ho quasi 50 anni, figlio della rivoluzione del ’68 di cui ho subito le conseguenze, parziale protagonista di quella triste pagina della lotta armata della fine degli anni ’70 e inizio degli anni ’80.

Questa mia generazione che allora si trovò orfana di valori su cui poggiare solidi basi di crescita, condizionata dai modelli della trasgressione, ha subito quella che è sempre stata la strategia di chi gestisce il potere.

Quei ragazzi che credevano nell’impegno politico, sono stati messi uno contro l’altro, aizzati dai grandi oratori di quei partiti che nelle piazze urlavano e incitavano alla lotta, mentre nelle stanze del potere si spartivano le poltrone.

Gli stessi che li hanno venduti al potere occulto di chi vuole gestire la politica internazionale, accusandoli delle stragi che loro organizzavano, creando quel clima di terrore che ha fatto si che le idee fossero sommerse dalla violenza.

Voi che oggi siete nella condizione di non avere un lavoro, che forse nessuno potrà mai garantirvi, voi che nel futuro avete solo incertezze, non fate lo stesso errore che ha fatto la mia generazione, rimanete uniti non lasciate che vi mettano uno contro l’altro, non seguite un simbolo o un leader ma solo le vostre idee.

Lottate per il vostro futuro, ribellatevi a tutto il sistema politico mafioso, non fatevi condizionare da chi con i soldi e il potere vi promette ciò che non potrà mai darvi, create quella rete che oggi non comunica che è capace di riportare solo ciò che ci vogliono far sapere, siate veramente protagonisti di un cambiamento culturale.

A voi voglio dire, se ognuno di voi fa un piccolo gesto quotidiano nel comprendere le ragioni dell’altro, se ogni vostra singola scelta eviterà di favorire voi stessi a discapito di un vostro coetaneo, forse, e ripeto forse, insieme anche a chi come me ancora crede in questa possibilità, riusciremo a cambiare questo mondo, unendo sotto la forza delle idee tutti coloro che vorrebbero che nessuno sia meglio o peggio dell’altro.

So che quanto ho scritto sa di retorica, ma sono le cose che penso e per cui mi batto, sono il principio per cui ogni giorno trovo la forza di alzarmi e lottare per sopravvivere, sono le cose che mi tengono legato a questa terra di Calabria gestita da chi in nome del denaro e del potere è capace di uccidere, sono i motivi che mi spingono a metterci la faccia e non nascondermi anche se ciò può essere rischioso per me e per chi mi sta intorno.

A voi speranza di chi è stato tradito, a voi generazione di precari e disoccupati, a voi urlo la mia speranza che un giorno io possa vedere un popolo unito nella giustizia e della parità dei diritti.

 

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