Giustizia e legalità in uno Stato di Diritto

La Costituzione italiana prevede nei suoi articoli una serie di indicazioni affinché sia garantito a ogni singolo la libertà e il diritto ad un’esistenza dignitosa nonché la possibilità di affermare se stesso e le sue iniziative in base alle proprie capacità.

Questi fondamentali principi di cittadinanza sono resi possibili dagli spazi che una pubblica amministrazione sa offrire e tutelare con una serie di norme che ne garantiscono l’equità. Quando però lo Stato, vale a dire l’insieme dei cittadini, organi e istituzioni, manca nell’azione di garanzia o di controllo si verifica che i potenti, forti della loro posizione, o i disonesti, forti della loro arroganza, prevalgono sulla gente comune.

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a una involuzione della sovranità popolare a beneficio di uno strapotere di un sistema politico corrotto che ha sviluppato la capacità di replicarsi senza passare dal consenso del popolo, con l’ormai palesato intendo di togliere dalla Costituzione quei paletti che impedivano di fatto la possibilità di non rispettare il volere popolare.

Oggi con la riforma della scuola e la diffusa precarietà si vorrebbe togliere anche la possibilità di aprire le menti dei giovani e far si che un’informazione di massa condizioni il loro pensiero e li faccia diventare  passivamente rassegnati a un futuro incerto e senza grandi prospettive. Cosi facendo la malavita organizzata, quella 3.0, riesce a reclutare anche chi prima con il proprio bagaglio formativo non era materialmente corruttibile.

La speranza di chi come me a 52 anni non demorde e lotta tutti i giorni nella speranza di affrancare tutte le persone libere, è che questi giovani riescano a organizzarsi e riuscire a creare quelle competenze che servono a un Paese democratico per semplificare l’ordinamento giuridico, perciò meno leggi ma fatte in modo semplici e applicabili un esempio di questa possibilità è la “Legge Lazzati” che nel suo impianto originario diventa uno strumento di lotta al voto di scambio semplice e di facile applicazione, e senza la necessità di interventi speciali, che poi finiscono in discriminazioni di intere aree depresse.

Oggi in un convegno sul tema ho potuto apprezzare gli interventi del vice Comandante della Polizia e del Procuratore Vincenzo Luberto, se non sono solo belle parole la speranza di recuperare la sovranità dello Stato di Diritto c’è e cammina sulle gambe di questi uomini.